Seb’On

C’è un bistrot francese in Rue d’Orsel, a Montmartre: si chiama Seb’on.

L’arredamento è semplice, i tavoli sono piccoli in stile fancese, predomina il legno scuro e vicino alla cucina c’è un bancone in legno massiccio, sembra fatto a mano.

C’è un cuoco, nascosto dietro una finestra che dalla sala affacciava sulla cucina, e si vedono pentole di rame appese. Si chiama Sebastien Heloin.

C’è anche un oste, simpatico e affabile, che gestisce la sala, e lo scalda con il suo sorriso e musica jazz.

I piatti sono ricercati, profumati, stagionali.

Era novembre, fuori tirava un vento freddo e Sebastien aveva in carta ció che serviva per riscaldare cuori e stomaci.

Proviamo prima i ravioli, con un cavolfiore burroso, tarama e gamberi, e la tartare di vitello, con crema di parmigiano. Sapori rotondi, morbidi al palato, che si sposano bene con il pinot nero Santenay 2022.

Poi via con il lombo di vitello a bassa temperatura, accompagnato con una deliziosa duxelle e un risotto, quasi a richiamare la struttura della ricetta del'l’ossobuco alla milanese con il risotto e la gremolada.

Infine, il baccalá con spaezle di pasticana, salicornia, e una schiuma a base di salsa di pesce e vino bianco.

Non so se fosse per il vento freddo che tirava fuori, per la fame o perchè di lí a poche ore avrei lasciato Parigi, ma entrare da Seb’on puó essere considerato una discreta panacea.